Ora avrai tempo per pensare

 

Azzurro, a volte più chiaro, altre più scuro. All’improvviso è bianco, con un soffio di vento. Ancora, piccole macchie nere si muovono a gran velocità, riempiendo l’aria d’un allegro cinguettio che infonde allegria. Le nuvole all’orizzonte scintillano di tutte le sfumature del rosso concepibili, mentre il sole conclude il suo cammino, congiungendosi al mare.

<<La luce del sole al tramonto si infiltrava tra le strette vie del centro, sino a baciare la sua fronte, mentre stava affacciata su un balcone bianco e spoglio, con alle spalle una porta a vetri che riflettevano i raggi fino a me, in strada. Rimasi così, immobile, con la sua ombra fissa al centro del mio sguardo, mentre lei non sembrava essersi accorta di nulla, continuando a contemplare le mille sfumature del cielo: rosso vermiglio, giallo intenso, rosa chiaro, viola, blu…
Poi il sole si immerse completamente nel mare, spegnendo gli ultimi raggi e lasciando spazio in cielo alle prime stelle, mentre l’oscurità trasformava il suo volto in una maschera triste e sensuale al tempo stesso. Rimase ancora immobile, fissando il punto dove fino a qualche istante prima vi era il sole. Anch’io non mi mossi, incapace di guardare altrove quanto di parlare. Dopo un tempo per me impossibile da calcolare, lei abbassò lo sguardo, scorgendomi. Ora la luce della luna faceva risplendere i suoi occhi come due stelle lucenti sullo sfondo dei capelli neri quanto il cielo di notte. Sorrise. Quell’espressione così aggraziata che le formava due fossette sugli zigomi la rendeva tremendamente affascinante, tanto che smisi senza rendermi conto di sbattere le palpebre, finendo per lacrimare. Mi asciugai gli occhi, al che lei rise, nascondendosi le labbra vermiglie dietro una mano. Le guancie assunsero un lieve rossore, e socchiuse gli occhi per un attimo. Presi coraggio, e cercai di rivolgerle la parola, ma non appena presi fiato per parlarle, lei si voltò di scatto, come chiamata da una persona inesistente, rientrando in casa dalla porta alle sue spalle. La voce mi si spense in gola, impedendomi di chiamarla. Non sapevo che fare, se provare a urlarle che l’amavo, così, dalla strada, perchè era così che mi sentivo senz’ombra di dubbio, oppure aspettare che tornasse. Dopo qualche tempo perduto lì a ragionare su queste cose, finalmente mi decisi a cercar di salire da lei. Mi avvicinai all’uscio e bussai timidamente. Nessuna risposta. Riprovai con più forza, e dopo alcuni minuti, proprio quando me ne stavo per andare afflitto, mi aprì un’anziana signora con una candela in mano. Chiesi se in quella casa abitava una ragazza con i capelli scuri, e se potevo parlare con lei. La vecchina mi rispose che non c’era nessuno a parte lei, e vedendo la mia faccia sorpresa precisò che ormai da quarant’anni viveva solo lei in quella casa. Passato qualche secondo di silenzio imbarazzato in cui i nostri sguardi si evitarono, ci scambiammo gli auguri. Andandomene, avrei giurato di sentire una voce femminile dal balcone dire “ora avrai tempo per pensare”, ma quando mi girai non c’era nessuno. Me ne andai, e non raccontai mai a nessuno quello che mi era successo.>>

 

Pubblicato il 24 dicembre 2008.
© 2011 Andrea Vida. All rights reserved.

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