Italia
Lascia che per stasera stia triste
mia cara, è mio volere
perché la virtù non deve mai cedere
a ambiziose proposte
ma conservarsi pura
e libera dei favori da spargere
per la fama sicura.
Domani l’infamia
sarà dimenticata
e tornerò alla consueta gioia;
ma lascia ch’io sia triste per stasera
perché l’Italia diventi imparata,
già, non dico sincera
e neppure istruita,
solo meno sicura
che ogni punizione sarà evitata
o che a pensarci sarà la censura.
Vi è l’omertà nel suo sparso popolo
e il desiderio di un’altra realtà
un sogno di salute e benessere,
un sogno vecchio e solo,
un sogno disilluso, che già sa
che le antiche profezie sono vere:
verrà il giorno in cui l’uomo
vedrà le conseguenze del suo agire
e anche il nostro suolo,
orgoglioso nel suo bel apparire,
vorrà il sangue di chi su lui si vizia,
ma nemmeno allora sarà giustizia.
Politici, veline, escort, mafiosi,
preti, avvocati, ladri e stupratori,
musici, attori , studiosi, scrittori,
e giù, fino agli idealisti più illusi:
perché non c’è più terribile danno
che aiutare il proprio vile tiranno
o chi, ipocrita, tra i suoi oppositori
gira la testa e gli porge favori.
Ti chiamo a raccolta, Italia che conta
nella speranza che tu, rispondendo,
cancelli ora quest’onta:
e così, girandoti incespicando
tu cada; per sempre morta e sepolta.
Pubblicato il 4 aprile 2010. © 2011 Andrea Vida. All rights reserved.
